Oggi è giorno di voto e io vado a votare. Per la prima volta nella mia vita, sento che il mio voto sarà incoerente e dedico al voto una parentesi stretta di tempo. Qualche minuto senza aver assolto in realtà alcun impegno attivo pur avendo chiare le mie idee e cosa voterò.
Ho sempre militato politicamente, sono sempre stato fiero delle mie idee e delle scelte politiche che ho compiuto, sempre cercando la via giusta che mi portasse il più vicino possibile agli interessi degli sfruttati, per la democrazia e l'antifascismo.
E lo sono tuttora, avendo fatto da tempo la scelta di vivere la mia politica nell'impegno sociale e sindacale.
domenica 4 marzo 2018
sabato 3 febbraio 2018
TE LO DO IO IL SOVRANISMO
BASTAAAAAA!
Io, uomo di sinistra, dico che le responsabilità più gravi per la crisi del nostro tempo sono sulle spalle di quanti, sostenendo di ispirarsi/richiamarsi/ essere di sinistra, non hanno il coraggio di mettere in discussione il neoliberismo o, piuttosto, hanno l'interesse a sostenerlo.
Io, uomo di sinistra, sono e mi batto per la Sovranità Alimentare; ovvero per il diritto democratico dei popoli (esercitato con le forme di governo che si danno) di determinare il proprio modello di produzione, distribuzione e consumo del cibo. Il contrario del modello imposto dal dominio agroalimentare del capitalismo del nostro tempo che espropria di diritti e di democrazia i cittadini e scarica sui territori i prezzi di una accumulazione selvaggia e primitiva.
Non basterà ai demagoghi della modernità neoliberista, spesso nascosti dietro la rassicurante ideologia conservatrice della tutela dell'esistente, tacciare di "sovranismo" la ricerca di democrazia e giustizia sociale nel modello economico.
Io, uomo di sinistra, dico che le responsabilità più gravi per la crisi del nostro tempo sono sulle spalle di quanti, sostenendo di ispirarsi/richiamarsi/
Io, uomo di sinistra, sono e mi batto per la Sovranità Alimentare; ovvero per il diritto democratico dei popoli (esercitato con le forme di governo che si danno) di determinare il proprio modello di produzione, distribuzione e consumo del cibo. Il contrario del modello imposto dal dominio agroalimentare del capitalismo del nostro tempo che espropria di diritti e di democrazia i cittadini e scarica sui territori i prezzi di una accumulazione selvaggia e primitiva.
Non basterà ai demagoghi della modernità neoliberista, spesso nascosti dietro la rassicurante ideologia conservatrice della tutela dell'esistente, tacciare di "sovranismo" la ricerca di democrazia e giustizia sociale nel modello economico.
sabato 27 gennaio 2018
Imprescindibili
Hay hombres que luchan un día y son buenos. Hay otros que luchan un año y son mejores. Hay quienes luchan muchos años, y son muy buenos. Pero hay los que luchan toda la vida, esos son los imprescindibles Bertolt Brecht
mercoledì 17 gennaio 2018
Rifondare il sindacato della terra
Quando alla fine degli anni ’90, dopo diversi anni di lavoro sociale nelle campagne, muovendo da un’Associazione nata in Basilicata che conduceva iniziative contro il caporalato nelle campagne (l’Associazione Michele Mancino di cui ero il Presidente) abbiamo dato vita al percorso che ci avrebbe portato a Genova nel luglio 2001 riunendo i soggetti attivi del mondo agricolo contro la deriva neoliberista che determinava la crisi, non volevamo fare un sindacato.
Volevamo solo “cambiare il destino dell’agricoltura italiana mettendo in campo un progetto nuovo”.
Nacque, così, il Foro Contadino – Altragricoltura: uno spazio unitario in cui si incontrarono fin da subito agricoltori, allevatori, cittadini socialmente impegnati e provenienti dai percorsi più diversi.
Volevamo solo “cambiare il destino dell’agricoltura italiana mettendo in campo un progetto nuovo”.
Nacque, così, il Foro Contadino – Altragricoltura: uno spazio unitario in cui si incontrarono fin da subito agricoltori, allevatori, cittadini socialmente impegnati e provenienti dai percorsi più diversi.
sabato 24 giugno 2017
Oggi è il 24 giugno, auguri per un nome mai avuto.
Alla Ricerca del destino perduto e di un nome mai dato.
Non ho mai festeggiato il mio onomastico né, tantomeno, ho fatto gli auguri a qualcuno per il suo.
Oggi, che è il 24 giugno e, come mi ricordano tutti i social, televisioni, giornali, è San Giovanni, voglio fare gli auguri a Giuseppe, Renato, Bernardo, Vasco e Oscar, ricordando mio padre Luciano e cercando di capire i segni del mio destino.
Sui social, del resto, la valanga degli auguri di oggi è spesso accompagnata da citazioni che sottolineano questo o quel significato del nome "Giovanni" per trarne il vaticinio per il futuro giacché è vulgata popolare il ritenere che nel nome ci siano i segni del destino di ognuno di noi.
Non ho mai festeggiato il mio onomastico né, tantomeno, ho fatto gli auguri a qualcuno per il suo.
Oggi, che è il 24 giugno e, come mi ricordano tutti i social, televisioni, giornali, è San Giovanni, voglio fare gli auguri a Giuseppe, Renato, Bernardo, Vasco e Oscar, ricordando mio padre Luciano e cercando di capire i segni del mio destino.
Sui social, del resto, la valanga degli auguri di oggi è spesso accompagnata da citazioni che sottolineano questo o quel significato del nome "Giovanni" per trarne il vaticinio per il futuro giacché è vulgata popolare il ritenere che nel nome ci siano i segni del destino di ognuno di noi.
domenica 21 maggio 2017
Il presagio del sogno e il regalo del tempo.
C'era un sogno ricorrente che facevo una volta e che di tanto in tanto invadeva le mie notti lasciandomi stravolto al risveglio.
Un sogno tutto mio, che mi coinvolgeva fisicamente e di cui ancora oggi sento i suoni ovattati, gli odori, il coinvolgimento pieno del mio corpo, il senso di pace che mi pervadeva, il sorriso straniato che mi lasciava al risveglio, l'inquietudine che mi accompagnava nel ripensarlo, l'ansia nell'attendere che tornasse.
Un sogno che facevo con una qualche ricorrenza da bambino per poi diventare meno frequente da adolescente fino ad abbandonarmi negli anni.
Mi alzavo in aria e volavo come può fare un'aquila. No, non era volare; non era spostarsi da un punto all'altro volando più o meno velocemente. Piuttosto era come se levitassi.
Un sogno tutto mio, che mi coinvolgeva fisicamente e di cui ancora oggi sento i suoni ovattati, gli odori, il coinvolgimento pieno del mio corpo, il senso di pace che mi pervadeva, il sorriso straniato che mi lasciava al risveglio, l'inquietudine che mi accompagnava nel ripensarlo, l'ansia nell'attendere che tornasse.
Un sogno che facevo con una qualche ricorrenza da bambino per poi diventare meno frequente da adolescente fino ad abbandonarmi negli anni.
Mi alzavo in aria e volavo come può fare un'aquila. No, non era volare; non era spostarsi da un punto all'altro volando più o meno velocemente. Piuttosto era come se levitassi.
domenica 12 marzo 2017
LE NOSTRE IDEE NON MORIRANNO MAI!
Oggi è il 12 Marzo 2017. Quaranta anni fa, le città, le università, i quartieri popolari italiani esplodevano.
Io partii la sera dell'11 marzo 1977 da Firenze dove studiavo, lasciai la facoltà occupata e l'albergo di Via dei Calzaioli (cento metri dal Duomo ocupato con gli studenti fuorisede) e con tanti altri da tante altre città andammo a Bologna dove il giorno prima era stato ucciso dai colpi sparati ad altezza d'uomo mentre scappava Francesco Lorusso, uno di noi.
Era morto a Bologna, la "grassa" o, se vi piace, "la rossa" e la sua morte fu il punto di svolta di un movimento, quello del '77, che avrebbe segnato la storia di questo Paese. Nulla sarebbe rimasto come prima.
Per la prima volta soggetti sociali nuovi irrompevano sulla scena politica e nella vita reale del Paese rifiutando le categorie e le strategie con cui i partiti storici e i sindacati avevano fino ad allora interpretata la democrazia.
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